RIPARTIAMO

RIPARTIAMO

RIPARTIRE [comp. di ri– e partire «dividere»] – 1. Dividere in parti un tutto secondo certi criteri o in vista di un determinato scopo. 2. Partire di nuovo.Ripartiamo, finalmente.

Ripartiamo il nostro amore per il Cinema con voi.
Ripartiamo per voi, dalla nostra sala.

Lo faremo presto, in settembre, con la nostra consueta MYSTERY MOVIE NIGHT, un film a sorpresa per ritrovarci, per ricominciare da dove tutto è stato ‘sospeso’.
Speriamo di potervi rivedere tutti. Ci mancate!

FITZCARRALDO di Werner Herzog

FITZCARRALDO di Werner Herzog

Giovedì 22 ottobre, al Cineclub Bellinzona, torna sul grande schermo FITZCARRALDO, uno dei film più folli mai realizzati, e non potevano che realizzarlo Werner Herzog e Klaus Kinski. Folle in primo luogo perchè ha richiesto per la sua realizzazione uno sforzo immane, esattamente come quello narrato nella storia: due morti, un numero imprecisato di feriti, quattro milioni di euro bruciati nella produzione (per pagare i quali Herzog si dovette impegnare praticamente tutto), tre anni di lavorazione in mezzo alla giungla. In secondo luogo folle perché a causa, o forse per merito, della sregolatezza di Kinski e di una sceneggiatura claudicante risulta un film grottescamente disunito, disomogeneo, ma proprio per questo immensamente affascinante.

giovedì 22 ottobre, ore 20:30
FITZCARRALDO
Germania, Perù | 1982 | 157′
vers. originale, sott. italiano

introduce: Emanuela Marcante [Il Ruggiero]

ingresso: €6,00 [online e intero]/5,00 [ridotto]
Acquista il biglietto: https://bit.ly/3ixQoch

Perù, inizi del ‘900. Il visionario magnate del caucciù Brian Sweeney Fitzgerald (Klaus Kinski) vuole costruire il più grande teatro dell’opera del mondo a Iquitos, al centro dell’Amazzonia. Per far ciò, dovrà conquistare una zona della giungla inarrivabile, dove il caucciù cresce rigoglioso. Pur di riuscire nell’impresa, sarà disposto a issare una nave su un monte.

Il più noto e chiacchierato film di Werner Herzog, la cui lavorazione durò quattro anni e prosciugò le casse del regista, rappresenta probabilmente la summa di tutto il suo cinema. Fitzcarraldo, infatti, mette insieme tutte le ossessioni dell’autore tedesco, dall’atto sublime della creazione artistica all’eterna ambizione dell’uomo di piegare la natura. Nel bene e nel male, però, è un’opera che non riesce a emanciparsi del tutto dalla storia della propria lavorazione, travagliata, leggendaria e raccontata nel documentario Burden of Dreams (1982) di Les Blank e nel libro autobiografico di Werner Herzog, La conquista dell’inutile, diario compilato tra giugno 1979 e novembre 1981, pubblicato a oltre 20 anni dall’uscita del film. Klaus Kinski, nel ruolo della sua vita, domina la scena. Musiche, come in molti film di Herzog, dei Popol Vuh, a cui si aggiungono arie di Bellini, Verdi, Strauss, Puccini, Donizetti, Meyerbeer e Massenet. Inizialmente il protagonista era interpretato da Jason Robards ed era presente un personaggio, poi eliminato dalla versione definitiva, Wilbur, spalla di Fitzcarraldo, interpretato dal leader dei Rolling Stones, Mick Jagger. Premio per la migliore regia al Festival di Cannes. [Longtake]

CINEMA TEATRO BELLINZONA
via Bellinzona, 6 – BOLOGNA
parcheggio gratuito in cortile interno

ALL OUR YESTERDAYS – Sguardi sul cinema britannico

ALL OUR YESTERDAYS – Sguardi sul cinema britannico

ALL OUR YESTERDAYS è il titolo di un libro del 1986 curato da Charles Barr, dove torna spesso l’espressione «continente perduto» o «sommerso», a indicare il cinema ignorato o maltrattato per decenni dalla storiografia ufficiale. Ed è proprio questo il titolo che abbiamo voluto dare alla nostra rassegna sul cinema britannico, presentata ieri durante le proiezioni di due capolavori di Powell e Pressburger. 

Sguardi sul cinema britannico‘, spesso dimenticato; un cinema che vogliamo far tornare a risplendere sul nostro grande schermo; un cinema di una ricchezza immaginaria incredibile, eccentrico, pieno di sense of humor, di varietà di generi nobili e meno nobili, di potenzialità espressive che meritano di essere rivalutate e celebrate!

Grazie alla consulenza artistica di Emanuela Martini e Ivan Cipressi, sarà un viaggio incredibile, potente, bellissimo!

Ecco il trailer della rassegna:

Il programma completo:

SO DOVE VADO e SCALA AL PARADISO di Powell e Pressburger

SO DOVE VADO e SCALA AL PARADISO di Powell e Pressburger

Una donna risoluta spinta verso una remota isola della Scozia (So dove vado), una magnifica scala che si srotola dall’Aldilà verso la Terra (Scala al paradiso). In un bianco e nero o in uno sfavillante Technicolor, questi sono stati alcuni sogni degli Archers, Michael Powell ed Emeric Pressburger, un regista-produttore e uno sceneggiatore che, dalla fine degli anni Trenta all’inizio degli anni Sessanta, colmarono di meraviglie gli schermi e gli occhi degli spettatori.

Il Cineclub Bellinzona torna a omaggiare i due maestri con una maratona straordinaria, giovedì 15 ottobre, a partire dalle 19:30, guidata da EMANUELA MARTINI, critico cinematografico e già direttrice del Torino Film Festival e co-direttrice del Bergamo Film Meeting, curatrice del libro ‘Il cinema di POWELL e PRESSBURGER’ edito da Il Castoro per il 36° TFF.

Giovedì 15 ottobre, ore 19:30
SO DOVE VADO 
(I know where I’m going)
Gran Bretagna | 1945 | 91 minuti
vers. originale restaurata, sott. italiano

TEA TIME nel piazzale antistante al Cinema e al Convento [nel Chiostro in caso di pioggia]

SCALA AL PARADISO
(A Matter of Life and Death)
Gran Bretagna | 1946 | 101 minuti
vers. originale restaurata, sott. italiano


BIGLIETTO UNICO per i due film (online e in cassa): 10€
acquista onlinehttps://bit.ly/3l9lo40

I KNOW WHERE I’M GOING – SO DOVE VADO
Joan Webster (Hiller), venticinque anni, non ha mai avuto esitazioni nella sua vita: e si infuria quando il cattivo tempo le impedisce di raggiungere l’isola di Killoran, nelle Ebridi, dove deve sposare uno stagionato e ricco industriale. Ma la sosta forzata le fa cono- scere l’affabile Torquil (Livesey), tra l’altro signore del luogo: finirà col cambiare i suoi progetti.
Powell e Pressburger fanno risuonare echi imprevisti in un racconto apparentemente lineare e senza pretese: l’amore di Joan e Torquil diventa infatti una favola sulla predestinazione, mentre il paesaggio selvaggio, con tempeste e vortici marini, fornisce uno scenario da passione romantica, in felice contrasto coi toni prevalenti dell’ironia e della leggerezza. Stravagante rispetto all’in- treccio, ma assai divertente, la sequenza onirica all’inizio, dove Joan sogna un paesaggio scozzese le cui colline sono coperte di tessuto – appunto – scozzese. 

SCALA AL PARADISO – A matter of Life and Death
Seconda guerra mondiale. Colpito in volo durante una missione, il pilota della RAF Carter (David Niven) si getta senza paracadute dal proprio aereo. Miracolosamente si risveglia e, ancora traumatizzato dal tragico evento e in preda a strane allucinazioni, si innamora di June (Kim Hunter), radiotelegrafista americana con cui era in contatto prima di schiantarsi. Scoprirà di essere in vita solo per un errore dell’angelo della morte, ma ora l’aldilà lo reclama. Strabiliante per virtuosismi estetici, la pellicola segna un punto fermo nell’uso del colore sul grande schermo, con il mondo terreno filmato in uno sgargiante Technicolor e l’aldilà reso in un etereo bianco e nero. Un distillato di magia cinematografica degno di Méliès, nonché un titolo di culto per Coppola, Scorsese e De Palma, la cui grandezza è stata definitivamente riconosciuta a partire dagli anni ’70.

CINEMA TEATRO BELLINZONA
Via Bellinzona 6 – BOLOGNA
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TONY DRIVER di Ascanio Celestini

TONY DRIVER di Ascanio Celestini

L’opera prima di Ascanio Petrini in concorso alla 34ª Settimana Internazionale della Critica a #Venezia76; la storia del barese Tony Driver, un tassista arrestato in USA per traffico di migranti, arriva al Cineclub Bellinzona di Bologna, giovedì 8 ottobre alle ore 20:30!

TONY DRIVER
di Ascanio Petrini

Italia – Messico | 2019 | 70′

INGRESSO
Biglietto online: €6,00 (a breve il link)
Biglietto in cassa: €6,00 – Ridotto €5,00 [Card Cultura, Studenti Universitari, Soci MetroPolis, AssoDoc, Abbonati Arena del Sole]

Pasquale un giorno decide di cambiare nome e farsi chiamare Tony. Nato a Bari, quartiere Madonnella, a 9 anni, nella metà degli anni Sessanta, migra oltreoceano con la famiglia e cresce da vero americano, tutto hot dog e rockabilly. Non è mai ritornato in Italia, fino a quando, ormai tassista di professione a Yuma, un blitz anti-immigrazione alla frontiera con il Messico lo costringe a scegliere: la galera in Arizona, o la deportazione in Italia per dieci anni. Il reato? Trasporto a bordo del suo taxi di migranti illegali negli Stati Uniti. Tony opta per la deportazione. Rientrato in Italia, col suo sogno americano andato in pezzi, si ritrova completamente solo in quello che definisce “un altro pianeta”, un piccolo Paese immobile senza opportunità. Nello scenario desolante in cui vive ai margini dell’autostrada, Tony indossa ancora il suo cappello da cowboy e non sembra proprio disposto ad arrendersi…

Note di regia: “You can’t teach an old dog a new trick. I’m an old dog but I can learn new tricks.”
Quando Pasquale mi ha detto questa frase mi ha guardato dritto negli occhi. Non ha aggiunto altro. Le rughe sul suo volto mi hanno raccontato il resto della storia. E’ li che per la prima volta, ho visto Tony Driver.
In lui e in quella storia ho trovato un nuovo personaggio nelle corde di Trevis Bickle di Taxi Driver e Willy il Coyote di Road Runner: un antieroe destinato a perdere ma anche a provarci.
Quando ci siamo incontrati, Tony viveva in una grotta sul mar Mediterraneo, nel completo rifiuto di ogni cosa, bloccato tra rocce e acqua. Ho cominciato a filmarlo ma presto mi sono reso conto che i paesaggi profondamente contraddittori della sua storia meritavano una restituzione visiva: doveva essere ambientata qui in Italia ma anche lì, in America, dove non ha mai smesso di immaginare la sua vita. Ed e’ proprio su questa immaginazione che ho costruito la messa in scena del film.

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EMA di Pablo Larraín al Cineclub Bellinzona

EMA di Pablo Larraín al Cineclub Bellinzona

Seducente, perverso, indimenticabile! Presentato in concorso alla 76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, EMA di Pablo Larraín (Jackie, Neruda, Il Club) aprirà la programmazione di ottobre del Cineclub Bellinzona di Bologna!

Giovedì 1 ottobre, ore 20:30
EMA di Pablo Larraín

Cile | 2019 | 102′
lingua originale, sott. italiano
trailer: https://youtu.be/MnbLk6HStEM

introduce: Alessandro Dall’Olio [Presidente della Cooperativa dello Spettacolo, TaG, Teatro a Granarolo]


INGRESSO
Biglietto ONLINE (posto assicurato): €6,00 [+ 0,60 di commissione da parte del gestore del sistema di vendita] -> https://bit.ly/333MyTI

Biglietto in CASSA
intero: €6,00 
ridotto: €5,00 [Card Cultura, Studenti Universitari, Soci MetroPolis, AssoDoc, abbonati Arena del Sole]

«Ema è una forza della natura. Ema vive, ama, danza e parla come le pare. Ema vuole una famiglia e allora se ne fa due, tre… quante vuole. Ema crea, distrugge e si prende tutto ciò di cui ha bisogno, anche quando forse non lo sa di cosa ha bisogno. Ema è il fuoco e l’acqua insieme, il sole e la luna, la notte e il giorno. […]

Ema «appartiene a una generazione che balla senza alcuna vergogna» dice il regista. Le danze sensuali per le strade e i tetti di Valparaíso, il sesso senza alcun tipo di restrizione morale o sociale, la percezione sfrenata e libera delle relazioni – e la mancanza di ogni forma di soggezione nei confronti delle istituzioni (scolastiche, sociali, familiari) ne sono la dimostrazione – rendono la protagonista metafora di un’espressione diversa e nuova del sé. Un modo di pensare e agire che mette in discussione non tanto il sistema inteso come sovrastruttura che regola un apparato, quanto l’idea che non esista un margine entro cui definirsi come individui. Alla generazione di Ema – in Cile ma non solo ­– appartiene la consapevolezza di cosa sia il proprio corpo, di come si usa e di cosa farci. E la danza è una forma (ri)appropriazione di un gesto che è connaturato al pensiero, allo sguardo, alla percezione. Persino il fuoco che brucia i simboli della civiltà e del progresso, che consuma l’altro corpo che sta nel film, quello statale, sembra qualcosa che costruisce, edifica, ripara. Un fuoco che anche quando avvolge un monumento (come in Nocturama di Bertrand Bonello, ma al contrario) diventa l’immagine di una nuova idea di futuro secondo la quale i simboli del passato li elimina non perché se ne sente minacciato, ma perché non ne ha più bisogno.» [Lorenzo Rossi, Cineforum]



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IL RAGGIO VERDE per festeggiare i 100 anni di Rohmer

IL RAGGIO VERDE per festeggiare i 100 anni di Rohmer

«Il mondo è sempre il mondo, né più confuso né più chiaro. Ciò che cambia è l’arte, è il modo di affrontarlo». [E. Rohmer]

Lo avevamo promesso: celebrare, con un evento ad hoc, i 100 anni di #ÉricRohmer e il suo cinema libero! Giovedì 24 settembre, alle ore 20:30, il Cineclub Bellinzona proietta ‘IL RAGGIO VERDE’!

Giovedì 24 settembre, ore 20:30
IL RAGGIO VERDE (Le rayon vert)
di Éric Rohmer | Francia | 1986 | 90 minuti
lingua originale, sott. italiano
introduzione a cura della prof.ssa Michela Mengoli [Alliance Française Bologna]

Biglietto online (posto assicurato): https://bit.ly/2HiZ0X3
€6,00 [+ 0,60 di commissione da parte del gestore del sistema di vendita]
Biglietto in cassa:
intero: €6,00 | ridotto: €5,00 [Card Cultura, Studenti Universitari e Alliance Française Bologna]

Cos’è esattamente il raggio verde? È l’ultimo sospiro del sole che tramonta sul mare, emesso dalla luce solare mediante il fenomeno ottico della rifrazione, la cui visione, romanticamente, permette di leggere nei propri sentimenti e in quelli altrui. Ma, quel fenomeno naturale, è anche un film, Leone d’Oro alla Mostra di Venezia nel 1986, IL RAGGIO VERDE, che trae diretta ispirazione dall’omonimo romanzo di Jules Verne del 1882. Quinto capitolo del ciclo di sei film diretto da Éric Rohmer – denominato ‘Commedie e Proverbi’ – rivista oggi l’opera cattura la quotidianità in ogni sua diramazione, evitando scientemente di manipolare il film con la bellezza artificiale della finzione.Da lunedì 2 luglio a sabato 4 agosto assistiamo alle peregrinazioni di Delphine, segretaria in un ufficio parigino, che non sa come trascorrere le vacanze estive. Dopo che l’amica con cui aveva programmato la partenza le comunica l’annullamento del progetto la giovane donna passa da una visita al nonno a una psicoterapia di gruppo per poi raggiungere Cherbourg finendo però poi per andarsene cercando di raggiungere la montagna. Ma questa non sarà la sua ultima meta…


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MYSTERY MOVIE NIGHT – Il 17 settembre torna il Cineclub Bellinzona

MYSTERY MOVIE NIGHT – Il 17 settembre torna il Cineclub Bellinzona

Ricominciamo. Giovedì 17 settembre.
Ritorniamo in sala. Più forti di prima. Più innamorati di Cinema.
E vogliamo rivedervi tutti, accogliervi tutti, per quanto ci sarà possibile, regalandovi un’altra #MysteryMovieNight, un altro FILM A SORPRESA, a ingresso gratuito!

Nessun suggerimento. Nessun indizio. Niente.
Conoscete, però, i nostri gusti.
Vi abbiamo sempre voluto cinematograficamente bene, in questo periodo più che mai. Fidatevi di noi! 

Sarà bello ritrovarsi al Cineclub, 
sarà bello ritrovarsi al Bellinzona. 
Non vediamo l’ora!Giovedì 17 settembre, ore 20:30
MYSTERY MOVIE NIGHT – #return

CINEMA TEATRO BELLINZONA
VIA BELLINZONA 6 – Bologna

Prenota ONLINE il tuo posto!
Vi chiediamo solo un po’ di pazienza e collaborazione: è tutto nuovo anche per noi!

#stepbystep
• registrati sul portale https://www.2tickets.it
• terminata la procedura ed effettuato l’accesso, clicca sul link dell’evento: https://bit.ly/3hiyauA
• premi ‘Seleziona’
• nella schermata con la pianta dei posti clicca su ‘Seleziona Tariffa’ [il costo è di 0,00€ essendo gratuito l’ingresso]• scegli il posto, poi clicca su ‘Vai al carrello’
• Verrà fuori la scritta ‘PRENOTAZIONE COMPLETATA! Potete completare l’acquisto presso il botteghino’.

Non riceverete una mail con i biglietti: saremo noi, con la lista delle prenotazioni alla mano, all’ingresso, a chiedervi Nome e Cognome e ad accompagnarvi in sala, al posto che avete prenotato.Saranno predisposte due file all’entrata: una per chi ha effettuato la prenotazione e l’altra per chi non ha prenotato online.

Chi ha prenotato il biglietto online deve presentarsi entro e non oltre un quarto d’ora prima della proiezione, altrimenti i posti saranno riassegnati a chi è sprovvisto di prenotazione.

𝐀𝐓𝐓𝐄𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄: La pianta di vendita sulla piattaforma è sottoposta a distanziamento sociale. È consentito l’acquisto di biglietti in posti consecutivi per i congiunti/conviventi. In caso si debba effettuare l’acquisto di più biglietti per non congiunti/conviventi, vi preghiamo di eseguire una transazione per biglietto. Il sistema inserisce in automatico la distanza dagli altri posti.

Nel rispetto delle norme anti-Covid19 vigenti, confidiamo nel rivedervi tutti il 17 settembre nella nostra Sala, pronti per un’altra meravigliosa stagione piena di buon Cinema!

L’emozione del buio in sala

L’emozione del buio in sala

In questo momento nel quale si assiste a un’accelerazione dei tempi, spinta dal desiderio di riappropriarci della nostra vita precedente, che trova poco riscontro nella realtà oggettiva – il corona virus non è debellato – è opportuno rivolgere un saluto affettuoso a tutte le persone che in questi anni ci hanno accompagnato nella nostra meravigliosa avventura del Cineclub Bellinzona, spiegando la nostra posizione.

Il cinema è un’emozione talmente bella e irripetibile che per noi è possibile solo davanti al grande schermo. Il momento in cui si spengono le luci – buio in sala! – è il momento magico che ci porterà a sognare e ci trasporterà in altri mondi, ci farà vivere altre vite, ci farà piangere, ridere, sorridere, cantare, ci vedrà protagonisti di storie che non avremmo mai immaginato, ci porterà alla mente ricordi dell’infanzia e della giovinezza, ci farà commuovere, insomma ci allargherà il cuore.

In mezzo ad altre persone, tutte animate dal medesimo desiderio di partecipazione ed immedesimazione, siamo però soli e l’unica cosa che esiste per noi è lo schermo dove si susseguono immagini, colori, musica, suoni assemblati in modo tale da rendere unica l’esperienza. Già, l’esperienza, di questo si tratta. Che per noi non è possibile riproporre in altri modi se non nella sala cinematografica. Che è e che resta una formula INSOSTITUIBILE, fermo restando che in tempi di pandemia abbiamo dovuto adattarci ad altri modi di fruire la visione, ma che non potrà mai, appunto, sostituire la SALA.

Per questi motivi riteniamo di non aderire ad alcuna piattaforma che snaturerebbe l’idea che noi abbiamo di Cinema, aspettando con fiducia il momento in cui, con tutte le opportune disposizioni rispettate e con le dovute cautele, potremo finalmente riaprire le porte del nostro CINECLUB BELLINZONA. Ci stiamo già lavorando, le idee non ci mancano e neppure la voglia di riprendere e di riabbracciare idealmente tutti coloro che ci hanno accompagnato dalla primavera del 2013 ad oggi condividendo con noi momenti di grande cinema del passato, promesse del futuro, piccoli film indipendenti, maratone e anche momenti conviviali, i nostri aperitivi nel Chiostro, le caldarroste col vin brûlé, lo spumante e tanta voglia di stare insieme e l’orgoglio di far parte della famiglia degli appassionati di Cinema.

Vi terremo informati sul nostro futuro cinematografico nella speranza di poterci rincontrare presto. E concludiamo con #unaCINEFRASEalgiorno di un film a noi molto caro: EFFETTO NOTTE di François Truffaut.

«I film sono più armoniosi della vita, Alphonse: non ci sono intoppi nei film, non ci sono rallentamenti. I film vanno avanti come treni, capisci? Come i treni nella notte. La gente come te, come me… lo sai bene, siamo fatti per essere felici nel nostro lavoro!»

[Il regista François Truffaut al giovane attore in crisi sentimentale, Jeane-Pierre Léaud in EFFETTO NOTTE (La Nuit américaine) di François Truffaut, 1973]

Vogliatevi cinematograficamente bene, sempre.
Un grande abbraccio a tutti.

Lola, Alessandro, Duccio e p. Romano

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SENTIERI SELVAGGI – il capolavoro di John Ford in versione restaurata

SENTIERI SELVAGGI – il capolavoro di John Ford in versione restaurata

Giovedì 20 febbraio, alle ore 20:45, il capolavoro di John Ford, il film che ha segnato in maniera indelebile la storia del cinema western, il punto di non ritorno della classicità hollywoodiana. Basta il titolo: SENTIERI SELVAGGI.

SENTIERI SELVAGGI (The Searchers) di John Ford
Usa/1956 | 119’ | versione originale, sott. italiano

Restauro digitale realizzato da Hollywood Classics.
ingresso: €6,00
introduce: Ivan Cipressi, Libreria di Cinema Teatro Musica

Tre anni dopo la fine della guerra di Secessione, Ethan torna a casa, dove ritrova il fratello, la cognata, le loro due figlie Debbie e Lucy e il figlio adottivo Martin, di origine indiana. Un giorno arriva alla fattoria il reverendo Clayton e convince Ethan e Martin a unirsi a loro per dare la caccia agli indiani che razziano il bestiame. Ma mentre gli uomini sono via, i Comanches attaccano la fattoria, massacrano i genitori e rapiscono le due ragazze. Inizierà una ricerca di anni per riportare a casa almeno la piccola Debbie. Capolavoro western di John Ford. Uno dei film più citati della storia del cinema.

Considerato dall’American Film Institute come il dodicesimo film più bello della storia del cinema, Sentieri Selvaggi – titolo originale The Searchers – è basato sull’omonimo romanzo di Alan Le May, che condusse personalmente ricerche su 64 casi di bambini rapiti dagli indiani. Ambientato in un décor desertico, astratto, che evoca la tragedia antica, il film è ricco di momenti indimenticabili, in cui risuonano i mille significati del mito del West e insieme gli archetipi culturali americani: il rapporto tra la legge e l’etica, la necessità della violenza, la libertà dell’individuo sacrificata alle esigenze della collettività, il confronto tra l’adolescenza e l’età adulta, il viaggio e la scoperta dell’altro, l’orrore della contaminazione sessuale, il rapporto con una natura aperta e selvaggia. Universalmente riconosciuto, oggi, come uno dei massimi capolavori di Ford e del genere western in assoluto, il film suscitò reazioni molto contrastanti all’uscita nei cinema – nel 1956 – ed ebbe fra i suoi detrattori proprio alcuni dei più affezionati fan del vecchio maestro. [Longtake]

Scampoli di mitologia americana in uno dei film più amati di John Ford. “Cosa spinge un uomo a vagabondare, cosa o spinge a vagabondare senza meta” dice la canzone nei titoli di testa. Dissolvenza in nero. Dall’interno di una piccola casa si apre la porta che dà sul mito. Sin da questa prima famigerata inquadratura (Ethan sullo sfondo che ritorna; Martha che esce dalla casa andandogli incontro) si delinea il conflitto che costituisce uno degli archetipi della cultura americana, quello tra la casa/civiltà/famiglia e deserto/barbarie/vagabondaggio. Si disegnano precisi, geometrici rapporti spaziali tra il “dentro”/”fuori” ed i vari personaggi. L’interazione fra spazio e personaggio costituisce una delle matrici narrative del film di Ford e del racconto in generale, ben descritte da Gardies nel famoso saggio “L’espace au cinéma”. Ethan, muovendosi dal “fuori” al “dentro” (che non sono luoghi fisici ma spazi che definiscono una precisa condizione esistenziale), finirà, alla fine del film, col ritornare definitivamente nel deserto. Da un’iniziale “relazione di disgiunzione”, il protagonista, a seguito di un disequilibrio (il massacro della famiglia e il rapimento di Debbie e Lucy), è congiunto a esso prima di ritrovarsi nella disgiunzione di partenza.

Duramente criticato e accolto tiepidamente dal pubblico, “Sentieri selvaggi” fu l’ultimo film prodotto dalla Argosy, società di produzione fondata dallo stesso Ford e da Merian Cooper. Accusato dalla miope critica di razzismo, è in realtà sottilmente pervaso da un’ambiguità che non concede nulla al manicheismo: Ethan è un personaggio insieme fragile e crudele, lacerato per i motivi sopradetti, crepuscolare e “finale”; la rappresentazione dalla vita nella tribù è tutt’altro che offensiva ed il capo tribù Scar costituisce l’altra faccia dello specchio su cui si riflette un eroe giunto al crepuscolo. Quello dei vagabondi e degli indiani è il medesimo mondo in decadenza, destinato ad essere schiacciato dalla legge e dall’ordine imposti dalla civiltà (vedere “L’uomo che uccise Liberty Valence”).
Come tutti i cinefili sanno, Jean Luc Godard disse, parlando di “The Searchers”, che l’amore che si prova per Wayne quando solleva Natalie Wood nel finale “racchiude il mistero e il fascino del cinema americano”. [Manuel Bill, Spietati]

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